Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Il cuckold del pareggio.
trio

Il cuckold del pareggio.


di Blackjack26
03.09.2026    |    1.546    |    3 9.7
"Daniela puntò lo sguardo su suo marito, caricandolo di una sfida feroce e consapevole..."

Il nome di Daniela risuonò in quella cucina silenziosa come una sentenza. Mauro lo pronunciò senza rabbia, con una calma così assoluta da risultare quasi irreale.
​Lui la guardava negli occhi, cercando in quel volto teso lo stesso specchio in cui lei aveva cercato risposte poche ore prima.
​Daniela, tu hai voluto vedere per capire dove pensavi di mancare. Io ho bisogno della stessa trasparenza. Voglio guardare te con un altro, per capire se tra noi è rimasto qualcosa da salvare o se stiamo solo recitando una parte.
​Daniela sentì il respiro farsi corto. Aveva creduto che il suo gesto fosse un atto estremo di dedizione mascherato da insicurezza, un modo contorto per salvare il loro matrimonio rimettendosi in gioco. Non aveva calcolato che la simmetria nei sentimenti potesse diventare un meccanismo di autodistruzione così perfetto.
​L'idea di trovarsi tra le braccia di un altro uomo sotto lo sguardo vigile e silenzioso di Mauro le faceva gelare il sangue, ma allo stesso tempo riconosceva in quella richiesta folle l'unico specchio capace di restituire la verità. Era il prezzo da pagare per aver aperto una porta che ora non poteva più essere richiusa.
La voce di Daniela tremava, spezzata da un misto di pudore e di terrore puro. Le lacrime le rigavano il viso mentre cercava riparo in quello che era sempre stato il loro rifugio: la verità della loro storia, l'esclusività che si erano giurati.
​Mauro le si avvicinò lentamente, posandole una mano calda sulla spalla. Sapeva perfettamente quanto fosse fedele, quanto quel mondo le appartenesse solo per un istinto disperato e maldestro di protezione.
​Lo so, Daniela. Ti conosco meglio di chiunque altro, e so che per te non c'è mai stato nessun altro. Ma ricordati la mia faccia quando sono entrato in quella stanza e ho trovato Clara. Anche per me era tutto estraneo, imbarazzante, surreale. Eppure tu mi ci hai spinto dentro, con la scusa di volermi capire. Adesso tocca a me attraversare quel fuoco, e tu sarai lì a guardarmi, esattamente come ho fatto io.
​Fece una pausa, lasciando che il peso di quelle parole si poggiasse tra di loro, prima di darle la risposta che temeva e che, allo stesso tempo, chiudeva ogni via di fuga.
​Non sarà uno sconosciuto pescato a caso. Sarà Luca. Lo conosciamo, frequenta il porto, e sa esattamente come stanno le cose. Domani sera.
Il nome della barca, Wild, suonava quasi beffardo in quella quiete irreale. Era il loro rifugio, il quarantadue piedi a vela dove avevano trascorso estati intere cullati dalle onde, a due passi dalla città nel marina di Pescara, lontano da tutto. Ma quella sera la coperta non profumava di salsedine e libertà; sapeva di attesa e di un confine invisibile che stavano per oltrepassare.
​La cena si consumò in un silenzio densissimo, scandito solo dal leggero sciabordio dello scafo contro la banchina e dal ticchettio dei bicchieri di vino che nessuno aveva davvero voglia di bere. Mauro aveva curato ogni dettaglio, freddo e lucido come un chirurgo, deciso a mantenere intatta quella simmetria perversa. Luca sarebbe arrivato di lì a poco.
​Quando i passi sul pontile risuonarono sordi e pesanti, a Daniela parve che il cuore le sfondasse il petto. Il terrore paralizzante che l'aveva morsa per tutto il giorno, improvvisamente, si lacerò, lasciando spazio a un brivido rovente, a un'eccitazione febbrile e proibita che le accese la pelle di oca. Era il brivido del salto nel vuoto, la consapevolezza vertiginosa di non poter più tornare indietro.
​Mauro si alzò dal pozzetto con una calma spettrale. Le si avvicinò, le sfiorò il viso con le dita e, fissandola dritta negli occhi con un'intensità feroce, le sussurrò a un palmo dalle labbra:
​Ricordati di guardarmi. Voglio vedere nei tuoi occhi esattamente quello che hai provato tu quando hai guardato me.
I passi di Luca scivolano leggeri lungo la scaletta della dinette, portando con sé l'odore del mare e una calma che strideva con la tensione elettrica che saturava l'aria del Wild. Sorrise appena, imbarazzato ma deciso a recitare la sua parte in quel copione assurdo scritto da Mauro. Si avvicinò a Daniela, le sfiorò la guancia con un bacio leggero, quasi fraterno, mentre lei irrigidiva ogni singolo muscolo del corpo, diventando rigida come una statua di sale.
​I suoi occhi grandi e disperati cercarono quelli di Mauro, fissandosi su di lui in un mutuo e disperato atto d'accusa, un'implorazione silenziosa a fermare tutto prima che fosse troppo tardi.
​Mauro evitò di cedere. Raccolse la bottiglia di Prosecco dal secchiello del ghiaccio, riempì i tre calici con mano ferma e porse il primo a Luca, poi a sua moglie. Il ghiaccio tintinnò contro il vetro, un suono secco che ruppe il silenzio della cabina.
​— Dai, Luca, siamo cresciuti insieme — disse Mauro con un tono piatto, privo di esitazioni, fissando l'amico d'infanzia dritto negli occhi. — Quello che succederà qui questa sera sarà un nostro segreto. Confido in te.
​Luca deglutì, annuì lentamente e posò il bicchiere sul tavolo, capendo che non c'erano più spazi per i ripensamenti. Daniela sentì il calore del vino scivolarle in gola, ma non riuscì a smettere di tremare. Mauro rimase in piedi, immobile, un passo indietro rispetto a loro, con le braccia conserte e lo sguardo freddo, vigile, pronto a divorare ogni singolo istante di quello spettacolo che si era imposto di guardare fino in fondo.
Daniela afferrò la bottiglia con una mano che non riusciva a smettere di tremare e si versò altro Prosecco, trangugiandolo in fretta, cercando nell'alcol un riparo, una nebbia densa che anestetizzasse la paura e amplificasse l'irrealtà di quel momento.
​Luca, sentendo il peso di quella tensione insostenibile, prese un respiro profondo per farsi forza. Fece un passo avanti, muovendosi con una cautela quasi rispettosa, e si fermò proprio alle spalle di Daniela, immobile nel chiarore soffuso della dinette del Wild. Allungò le mani, le scostò lentamente i lunghi capelli neri da un lato, lasciando scoperto il collo, e iniziò a baciarla. Labbra calde e morbide che premevano piano sulla pelle tesa, seguite subito dopo dal calore umido della lingua che tracciò una scia lenta lungo la curva della spalla fino all'incavo dell'orecchio.
​Un brivido violento e improvviso percorse la schiena di Daniela, partendo dalla nuca per espandersi a ondate in tutto il corpo. Le mani di Luca scivolarono lungo il suo petto, ferme e sicure, risalendo con delicatezza fin sopra la stoffa leggera del vestito per andare a stringere i seni, pieni e sodi. Sotto quel contatto inaspettato, i capezzoli le si tesero immediatamente, duri e dolorosamente sensibili.
​Con un movimento fluido, quasi ipnotico, Luca fece scivolare le bretelle del vestito lungo le sue braccia, lasciandolo cadere del tutto sui fianchi. Daniela rimase lì, esposta nel cuore della barca: non indossava il reggiseno, e la luce soffusa della cabina accarezzava la sua pelle nuda, coperta solo da un minuscolo perizoma nero che rendeva ancora più vulnerabile la sua nudità.
​I suoi occhi, sgranati e lucidi per le lacrime e l'eccitazione, cercarono immediatamente quelli di Mauro. Era il patto silenzioso: lui era lì, in piedi, immobile, con lo sguardo fisso e divorante, a guardare ogni singolo millimetro di sua moglie tra le braccia di un altro.
La luce della dinette tagliava l'aria a metà, lasciando in ombra i dettagli ma scolpendo i lineamenti di Mauro. Non si era mosso di un millimetro. Aveva le braccia conserte, il corpo rigido e gli occhi sbarrati, inchiodati al viso di sua moglie con una intensità quasi dolorosa. Non guardava Luca, non guardava i corpi che si sfioravano: cercava lei. Voleva decifrare ogni micro-espressione, ogni fremito delle labbra, il momento esatto in cui il terrore e il pudore si spezzavano per lasciare spazio a qualcos'altro.
​Daniela lo sentiva addosso quel muro di sguardi, pesante e implacabile. Respirava a fatica, il petto nudo che si alzava e abbassava rapidamente sotto il contatto delle mani di Luca, il quale, incoraggiato da quel silenzio immobile, aveva fatto scivolare le dita lungo i fianchi, agganciando il bordo sottile del perizoma.
​In quegli occhi fissi su di lei, Daniela cercò una via di fuga, un accenno di ripensamento, il vecchio Mauro geloso e protettivo che avrebbe fatto a pugni pur di difenderla. Ma non c'era niente di tutto ciò. C'era solo un vuoto speculare, la stessa sete di verità che l'aveva spinta a mandarlo da Clara. E fu proprio in quel vuoto, in quell'assenza di protezione, che il terrore di Daniela si rovesciò improvvisamente in una vertigine di totale abbandono. Chiuse gli occhi per un secondo, inspirando l'odore di sale e di alcol, e quando li riaprì, fissando dritto nello sguardo impassibile di suo marito, lasciò che Luca la girasse verso di sé.
Quel piccolo culo sodo, incorniciato appena dal filo nero del perizoma, era lì, a pochi centimetri dallo sguardo di Mauro. Le mani di Luca scivolarono avide su quella curva liscia, stringendola con decisione prima di far partire due piccoli schiaffetti secchi, ritmati, che risuonarono sordi nello scafo.
​Dalle labbra di Daniela sfuggì un gemito strozzato, un misto di sorpresa e di un'eccitazione così violenta da farle perdere il controllo delle gambe. La tensione accumulata in ore di silenzio e terrore esplose di colpo nell'aria della dinette, densa e carica di un'elettricità rovente.
​Mauro non distolse lo sguardo neanche per un istante. Vide il corpo di sua moglie inarcarsi leggermente contro quello dell'amico, colse il rossore che le macchiava la pelle del collo e quel fremito incontrollabile che le scuoteva i fianchi. Era esattamente ciò che era venuto a cercare: la prova tangibile che il confine era stato superato, che la simmetria del dolore e del desiderio si era finalmente compiuta.
Luca le prese i fianchi con decisione, guidandola dolcemente finché la schiena di Daniela non toccò la superficie lucida del tavolo della dinette. Lei si lasciò fare, il respiro corto e irregolare, con gli occhi che cercavano ancora e sempre quelli di Mauro, in piedi a pochi passi, immobile come una statua.
​Luca si sistemò comodamente sul divanetto semicircolare che circondava il tavolo, trovandosi esattamente tra le gambe di Daniela. Gliele aprì larghe, appoggiandole le ginocchia sulle proprie cosce. Il minuscolo perizoma nero era completamente inzuppato e disallineato, incastrato in profondità tra le labbra di una fica caldissima e bagnatissima, che tradiva tutto il tumulto di quell'eccitazione febbrile.
​Con un movimento rapido ma delicato, Luca afferrò i lati del perizoma e lo fece scivolare via, liberando del tutto quel corpo esposto alla luce calda della barca. Ai loro occhi si offrì uno spettacolo limpido e crudo: Daniela era completamente depilata, levigata, con le carni gonfie e madide di un umore denso e trasparente. Con due dita, Luca separò con delicatezza i lembi turgidi della carne, scoprendo il piccolo clitoride che pulsava ed era teso, gonfio di sangue, apertamente esposto e bisognoso di essere toccato, strapazzato, posseduto.
​Mauro fece un passo avanti, quasi impercettibile, con le mani strette lungo i fianchi. Non batteva ciglio. Ogni singolo dettaglio di quel corpo nudo e bagnato era lì, sotto i suoi occhi, esposto senza filtri né pudori. Voleva sentire il peso di quella visione, misurare ogni singola fibra del proprio orgoglio che si sbriciolava e, al tempo stesso, quell'attrazione feroce e perversa che lo inchiodava a quel tavolo, a quel patto di disperata simmetria.
Gli occhi di Daniela rimasero inchiodati a quelli di Mauro mentre Luca affondava il viso tra le sue gambe. Nel momento esatto in cui la lingua calda e ruvida le trafisse il clitoride, un urlo strozzato di puro piacere le strappò il respiro dalla bocca, spezzando il silenzio della cabina.
​In quell'istante, il terrore svanì, spazzato via da un'onda di fuoco. Daniela puntò lo sguardo su suo marito, caricandolo di una sfida feroce e consapevole. Non era più solo la donna spaventata e riluttante di un'ora prima: in quello sguardo ribelle e lucido c'era la risposta definitiva al suo ricatto. Lo hai voluto tu, sembrava urlarle quel corpo madido di sudore e bagnato di desiderio, ora guarda. Ascoltami. Questa è la realtà che hai preteso di costruire.
​Mauro rimase paralizzato, investito in pieno da quel suono e da quell'espressione. Sentì il terreno franargli sotto i piedi, la gelida lucidità con cui aveva pianificato tutto che si frantumava contro il muro rovente della gelosia e della verità nuda e cruda che aveva preteso di veder nascere con i suoi stessi occhi.
Il ghiaccio nella testa di Mauro si sciolse d'improvviso, spazzato via da un'ondata di calore così violenta da fargli mancare il respiro. Per mesi aveva coltivato quel piano come un freddo calcolo di giustizia, una misura matematica da pareggiare. Ma vederla lì, con la testa abbandonata sul tavolo, i capelli scuri sparsi, la bocca semiaperta in un sospiro e quel corpo perfetto, scolpito e splendido, che tradiva ogni resistenza per arrendersi al piacere, spazzò via ogni residuo di rancore.
​Non era più la ripicca di un marito ferito. Era la rivelazione improvvisa e abbagliante di quanto fosse desiderabile sua moglie.
​Con gli occhi sbarrati, lucidi di un'eccitazione febbrile e nuova, Mauro si rese conto che non la stava guardando con la gelosia di chi possiede, ma con la brama cieca di chi sta riscoprendo un tesoro. Era la sua Daniela, bellissima, selvaggia, esposta senza difese in mezzo alla loro barca. Sentì il sangue pulsargli nelle tempie, il basso ventre farsi duro, dolorante, e comprese che quel corpo magnifico non meritava punizioni o bende sugli occhi, ma solo di essere preso, riempito, amato e soddisfatto fino in fondo, senza più ombre né riserve.
La lingua di Luca non dava tregua, alternando carezze profonde a leggeri, crudeli morsi sul clitoride inturgidito, tirandolo e strapazzandolo senza pietà. Il corpo di Daniela rispose con un sussulto violento: inarcò il bacino di scatto verso l'alto, abbandonandosi a un'ondata di piacere così intensa da travolgere ogni residuo di controllo.
​Sentendo l'orgasmo esplodere e salire implacabile dalle radici delle gambe, le mani di Daniela corsero a piantarsi tra i capelli di Luca. Con una forza disperata, lo spinse ancora più a fondo, inchiodandogli il viso contro la sua fica bagnata per non perdersi neanche un frammento di quel fuoco. Dalla sua gola uscì un urlo sordo, profondo, straziato dal culmine del piacere, che rimbalzò contro le pareti di legno della dinette del Wild, spezzando definitivamente il silenzio della notte.
Il muro della sua stessa freddezza crollò di schianto. Mauro non resistette un secondo di più, sopraffatto da quell'odore di sesso, da quel corpo che conosceva a memoria e che ora gli appariva di una bellezza sfacciata e proibita. Con mani tremanti, quasi violente, si abbassò i bermuda, liberando il cazzo duro, caldo e pulsante.
​Senza staccare gli occhi da Daniela — che respirava ancora pesantemente per le scosse dell'orgasmo, con la testa abbandonata sul legno del tavolo e Luca ancora chino tra le sue cosce — Mauro afferrò il proprio cazzo e iniziò a masturbarsi con gesti rapidi e furiosi.
​La guardava con la stessa brama cieca con cui avrebbe divorato il più estremo dei film porno, eccitato a un livello che non provava da anni, catturato da quella visione cruda e reale che era sua moglie, completamente nuda e arresa al piacere di un altro, sotto i suoi stessi occhi.
Con un movimento fluido, Luca la sollevò di peso dal tavolo e la fece girare, facendola appoggiare con i fianchi contro la superficie lucida del legno, in piedi, con le gambe leggermente divaricate. Daniela si lasciò guidare, il respiro ancora corto e spezzato, incapace di opporre qualsiasi resistenza.
​Luca allungò una mano tra le sue cosce, trovando quelle carni ancora calde, gonfie e frementi, bagnate dall'ondata di piacere appena vissuta. Le dita scivolarono appena sulla fica aperta, raccogliendo il suo umore. Poi, con un brivido che percosse entrambi, appoggiò la punta del cazzo duro contro l'imboccatura della sua fica.
​Non ci fu esitazione. Le labbra turgide e bagnate non opposero la minima resistenza; anzi, spalancandosi voraci, inghiottirono quella colata di calore in un sol colpo, accogliendolo fino in fondo in un abbraccio carnale e avido che strappò a Daniela un nuovo, profondo sospiro.
I movimenti di Luca si fecero via via più profondi, ritmati, guidati da una dolcezza che cercava di assecondare l'intensità di quel momento. Ma la mente di Daniela era ormai oltre ogni confine di inibizione. Il piacere accumulato, misto alla vertigine di quella trasgressione consumata sotto gli occhi del marito, le tolse il fiato.
​Aprendo gli occhi lucidi, con il viso arrossato e la schiena inarcata contro il legno della dinette, Daniela strinse le mani sul bordo del tavolo e lo guardò con foga, gridando quel comando che spazzava via ogni residuo di delicatezza:
​— Luca... più forte... più forte, veloce! Ti voglio sentire tutto fino in fondo... fammi male!
​Mauro, fermo a pochi passi con il membro ancora duro e pulsante stretto nella mano, fu investito in pieno da quelle parole. Vederla lì, così sfacciata, desiderosa di essere posseduta senza riserve, fece svanire ogni residuo di controllo. I suoi movimenti sulla propria erezione si fecero più rapidi, animaleschi, mentre la guardava cedere completamente, diventando lo spettacolo più estremo e perfetto che avesse mai vissuto.
Con il respiro ancora corto e gli occhi accesi da una febbre che bruciava ogni regola, Daniela girò appena il capo verso il marito. Fece un cenno impercettibile con il mento, un invito muto e imperioso che non ammetteva repliche.
​— Avvicinati... vieni qui.
​Mauro non se lo fece ripetere due volte. Con il cuore che gli martellava nel petto e il cazzo duro e pulsante stretto nella mano, fece quel passo che lo separava da loro, ritrovandosi a pochi centimetri dal viso di sua moglie.
​Daniela lo guardò dritto negli occhi, un piccolo sorrisetto sfacciato e consapevole che le increspava le labbra. Poi, con un movimento fluido, si staccò appena dal corpo di Luca, lasciando che il cazzo dell'amico rimanesse sospeso per un istante, e aprì la bocca. Con una voracità nuova, sporca di desiderio e di una complicità ritrovata, accolse il cazzo di Mauro tra le labbra, iniziando a succhiarlo con foga, mentre alle sue spalle Luca riprendeva a spingere con ritmi sempre più profondi e pesanti.
Il ritmo all'interno della dinette si era fatto frenetico, scandito dai respiri spezzati e dal legno della barca che scricchiolava sotto i loro corpi. Luca irrigidì la schiena, le spinte si fecero più corte e irregolari, finché la voce gli uscì strozzata dalla gola:
​— Daniela... non resisto, sto per venire...
​— Fermati — disse lei d'un tratto, con un tono che non ammetteva repliche, voltandosi appena. — Esci...
​Luca obbedi all'istante, sfilandosi da lei con un respiro profondo e affannato, mentre gocce di sudore gli rigavano la fronte. Daniela si staccò dal tavolo, barcollando leggermente per le gambe molli, e andò ad adagiarsi al centro di un basso puffo di pelle scura sistemato nell'angolo della cabina.
​Rimase lì, le gambe leggermente divaricate, splendida e completamente nuda nella luce calda della barca. Con un gesto lento e invitante, tese le braccia ai lati, afferrando le mani dei due uomini: prese quella di Luca alla sua destra e quella di Mauro alla sua sinistra, tirandoli a sé.
​Li fece avvicinare finché non si trovarono in piedi, letteralmente intrappolati ai suoi lati. Con un movimento rapido, le sue mani scesero simultaneamente sui loro cazzi duri, caldi e pulsanti. Li strinse insieme nel palmo delle mani, avvertendo la stessa identica tensione scorrere in entrambi, e con un sorriso carico di una consapevolezza nuova e sfacciata, se li portò contemporaneamente alla bocca.
Daniela aprì la bocca, accogliendo entrambi con una voracità disperata, le labbra che scivolavano su un cazzo e poi sull'altro in un alternarsi frenetico, bagnandoli di saliva, succhiandoli e spompinandoli contemporaneamente con una frenesia che azzerava ogni residuo di pudore. Poi li fece uscire, lasciandoli respirare per un istante, solo per riprendere il gioco d'angolo in angolo, le mani che masturbavano le basi mentre la bocca lavorava le punte con ritmo implacabile.
​Luca non resistette oltre: lanciò un urlo strozzato, irrigidì la schiena e si svuotò con un getto caldo e copioso, bagnandole il petto e imbrattando i seni sodi di sperma bianco.
​Nel vedere quella scena, Mauro sentì scattare qualcosa di primitivo dentro di sé. Prese Daniela per i fianchi, la tirò su di scatto e la fece girare, facendola distendere a pancia in giù sul legno della dinette, con le gambe ancora aperte e il corpo lucido di sudore. Senza esitare un secondo, si infilò tra le sue cosce e la penetrò con una forza e una voracità che non aveva mai avuto in anni di matrimonio, un possesso cieco e viscerale.
​Daniela si lamentò sotto quel colpo così duro, ma erano lamenti di puro piacere, gemiti soffocati che rimbalzavano contro il legno della barca mentre assecondava ogni spinta con il bacino. Mauro aumentò il ritmo, spingendo con furia sempre maggiore, finché non si inarcò con tutto il corpo in un ultimo, disperato affondo dentro la fica di Daniela, lasciandosi andare a un orgasmo violentissimo in cui si svuotò completamente dentro di lei.
Il silenzio che seguì fu denso, interrotto solo dal leggero sciabordio dell'acqua contro lo scafo del Wild e dal respiro affannoso dei loro tre corpi sparsi nella penombra della dinette. L'aria era satura dell'odore acre del sudore, del mare e di quell'intimità violata e ricostruita.
​Mauro rimase per un istante appoggiato alla schiena di Daniela, con la fronte imperlata di sudore posata sulla sua spalla, le dita ancora strette attorno ai suoi fianchi come per assicurarsi che fosse tutto vero, che quella barriera invisibile tra di loro fosse davvero crollata. Daniela socchiuse gli occhi, voltando appena il viso per posare un bacio leggero, quasi tenero, sulle nocche della mano di suo marito, prima di lasciarsi andare a un lungo sospiro di sfinimento e pienezza.
​A pochi passi, Luca si tirò via i vestiti con gesti lenti, abbozzando un sorriso imbarazzato ma sincero, raccogliendo i suoi abiti e mormorando un saluto sottile prima di risalire la scaletta e sparire nella notte di Pescara, lasciandosi dietro il ticchettio sordo della passerella.
​Nel silenzio ritrovato, Mauro si sollevò e si sedette accanto a lei sul bordo del divanetto. Non c'erano recriminazioni, né sensi di colpa a soffocare l'aria, ma una quiete surreale e pesante. Si guardarono negli occhi senza bisogno di parole: quel debito emotivo che aveva iniziato a logorarli mesi prima non esisteva più. Erano tornati a conoscersi, spogliati di ogni maschera, scoprendo che oltre il confine della gelosia c'era uno spazio nuovo, folle eppure incredibilmente loro.


Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il cuckold del pareggio.:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni